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Form-Azione

a cura di Maurizio Carrer e Dario Chiaravalli

Proposta per l'ampliamento degli orizzonti culturali negli ambiti della formazione aziendale

Marketing, Vendite, Planning, Engineering, Information Technology, Team Building, Organizzazione, Risorse Umane…
Ci sono due modi possibili di intendere tali e altre voci tipicamente diffuse nelle realtà aziendali contemporanee.

Il primo è quello di considerarle nei limiti del contesto entro il quale sono di norma inserite.
Il secondo implica la consapevolezza, più o meno piena, del ben più ampio contesto storico, sociale e culturale in cui le aziende sono pur sempre inserite.

Le aziende, tutte le aziende con le quali un formatore, quale che sia il suo ambito di competenza ha a che fare, sono una parte di realtà del mondo civile occidentale contemporaneo.

Le persone che vi lavorano, con le diverse competenze in virtù delle quali prestano i loro servizi, sono altrettante componenti dello stesso mondo.

Può bensì accadere che aziende e persone si comportino come se ciò non fosse, ma questo, per certo non può accadere al formatore, il cui compito è al contrario e anzitutto, quello di ricordarglielo.

Vogliamo pertanto esprimere la convinzione che sia compito essenziale del formatore aziendale, così come di qualsiasi altra figura di insegnante, comunicare l’arte dell’apprendimento, insegnare ad imparare.
Mantenere viva l’attenzione dell’aula, ciascun formatore lo sa, è condizione preliminare alla riuscita del corso.

Per ottenere questo disponiamo di interi mondi che stanno fuori dalle aziende, il mondo della scienza, dell’arte, della letteratura, dello spettacolo, delle religioni, della musica…
Saper trarre metafore da questi altri mondi, saperli illustrare o anche solo indicarne l’esistenza alle persone iscritte agli stages aziendali può ben essere di grande aiuto alla formazione laddove, e crediamo sia la maggior parte dei casi, il formatore non ha avuto modo di formare se stesso se non sul piano della sola specialità per cui è qualificato.

Ecco perché è importante che i patrimoni artistici e scientifici entrino a far parte dei programmi formativi, con il contributo di artisti, sceneggiatori, attori, musicisti eccetera. Mentre la metodologia dell’ Outdoor stimola esperienze emotive ricercandole “al di fuori”, l’esperienza artistica e scientifica di cui stiamo parlando parla direttamente all’anima, ci mette in contatto con il mondo.

Ci piace immaginare un servizio di consulenza ai formatori, che ripensi e ricostruisca continuamente i moduli didattici, tenendo conto di parametri qualitativi della comunicazione quali, il tempo-ritmo, l’armonia, l’intonazione, l’intenzione, i “punti di appoggio” riferiti agli oggetti e ai materiali che si hanno a disposizione in aula.
L’innovazione nella formazione non passa solo o necessariamente dal computer. Ci si trova, assai spesso a rifar cose vecchie con dispiego di mezzi nuovi.

Più sorprendentemente, vorremmo veder fare e sentir dire cose nuove, tra quelle di sempre.

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